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Un matrimonio benedetto
Ngūgī wa Thiong’o
prezzo online
13.00 €
 
collana:
pagine:
anno:
formato:
ISBN:
traduzione:
quarup
192
2015
14x21
9788895166360
Marco Ferrazza - Alessandro Agus
 
Sinossi

Kenya, Seconda Guerra Mondiale: Wariuki è un giovane con pochi soldi e un sacco di fascino, che gira per il suo villaggio con una bici mezza scassata e coloratissima, si esibisce in danze scatenate e in irriverenti imitazioni dei “padroni bianchi” e dei neri che accettano di diventarne servi. E così facendo “conquista il cuore di Miriamu”, ragazza di una famiglia dell’alta borghesia kenyota, figlia minuta e obbediente di Douglas Jones, ricco imprenditore convertito al cristianesimo e alla mentalità inglese in generale. Il severissimo e temuto padre, che naturalmente per la figlia desidera “il meglio”, convoca l’aspirante genero e gli fa presente che anche se “la famiglia non si opporrà al matrimonio, esso dovrà svolgersi sotto la Croce, un matrimonio in chiesa”.
I due innamorati (lui “pagàno”, lei con un cristianesimo fatto di misericordia e canzoni), scappano e si amano, ma dal giorno di quel “processo” Wariuki vivrà con un tarlo dentro che alla lunga li porterà alla fine: non è felice, e per cancellare il ricordo di quel giorno fa di tutto: si arruola nell’esercito britannico e combatte “i maledetti tedeschi” in giro per il mondo, mette su un’impresa che commercia legname, inglesizza il suo nome, studia all’occidentale, diviene ricco… e cristiano.  Per tornare infine dai suoceri e lavare l’onta, con un matrimonio riparatore e benedetto finalmente dalla Croce.
Si chiude così, con la morte rituale o meglio simbolica del protagonista, il racconto che dà nome alla raccolta e che – meglio di tutti – simboleggia la tragedia dello sradicamento, il grottesco fenomeno del “colonialismo mentale” che trasforma un uomo libero e felice in uno schiavo ricco conformista e crudele. Perché nelle storie di Ngugi, come nella vita reale, sono spesso gli uomini, i maschi, i rappresentanti della resa (si fanno predicatori, o businessmen, o politici, perché così fanno gli Europei), mentre le donne, ancorate alla propria terra con fierezza innata, sono le testimoni di un sapere apparentemente più semplice ma di fatto molto più profondo e naturale.
Sono racconti che hanno il sapore amaro e riarso, e la incorrotta vitalità di un panorama africano, soffusi da un'abilità letteraria che non fa conto menzionare e dall'ironia, unica cosa "british" che l'autore non ha potuto rinnegare.

Ngūgī wa Thiong’o
Ngugi wa Thiong’o, narratore da qualche anno in odor di Nobel, è considerato uno dei principali esponenti della letteratura africana. Nato kikuyu e battezzato cristiano, autore di diversi romanzi in Inglese negli anni Sessanta, fu arrestato e imprigionato nel 1977 a causa delle sue posizioni fortemente critiche nei confronti delle disuguaglianze e delle ingiustizie della società kenyota.
Fu durante la detenzione nel carcere di massima sicurezza di Kamiti che prese la decisione di abbandonare la lingua inglese, sostituendola (per la narrativa) col gikuyu. Nella sua lingua originaria compose dunque Caitani Mutharabaini (1981), romanzo tradotto in Inglese con il titolo Devil on the Cross (1982). Nel 1986 pubblicò Decolonising the Mind, saggio in cui annunciò il suo addio definitivo all'Inglese, perché “le lingue africane, essendo quelle del popolo, non possono essere che nemiche dello Stato neocoloniale”.
Liberato ed esule negli USA, attualmente vive e insegna ancora negli Stati Uniti, presso la University of California.
I libri di Ngugi sono tradotti in più di trenta lingue e sono argomento di saggi critici e monografie.
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