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Verso nord
di Willy Vlautin
prezzo online
14.00 €
 
collana:
pagine:
badlands
192
 
Opera in fuga. La regionalità critica e affettiva in "Verso nord" di Willy Vlautin
di Neil Campbell

[da: http://www.iperstoria.it – N. VII – Estate 2016 – Sezione monografica:
"Old and New West". A cura di Stefano Rosso]

 

 

… La descrizione del seminterrato di Jimmy Bodie incornicia gli avvenimenti del romanzo, con “una bandiera americana appesa alla porta, e una lampada costruita col paraurti di una Ford coupé del ’46”, e con libri “sulle armi e l’autodifesa, sui tatuaggi, sull’immigrazione, sulla storia degli Stati Uniti” (p. 16). È qui che, dopo avere abusato di Allison e averla violentata nel casinò del Circus Circus, la lascia nuda e ammanettata al letto per dieci ore, cercando di ribadire il suo potere patriarcale; potere espresso sfregiando il corpo di lei con tatuaggi e lividi, per definire la firma machista di Bodie e l’attaccamento perverso ed egoico a un tipo di “westness” da fuorilegge, identificata con una versione decisamente ristretta e inflessibile di mascolinità e regione.

Il tipo di identità culturale di Bodie si fonda su una visione della tradizione che affonda le sue radici nella versione di westness definita egregiamente dal saggiche pro di Owen Wister The Evolution of the Cow-puncher (L’evoluzione del cow-boy, 1895) che immagina l’uomo della frontiera americana (o “cow-puncher”) come un individuo selezionato naturalmente con una precisa genealogia europea anglosassone. Analogamente al ruolo della frontiera nella formazione dell’identità americana secondo la prospettiva di Frederick Jackson Turner, Wister vedeva l’espansione verso ovest – con la sua ricerca rigorosa e maschile, e con la probabilità di trovarsi in situazioni estreme di resistenza, di inventiva e interazione violenta – come un laboratorio dell’anima per riscoprire le energie rimosse che considerava essenziali per una “linea di sangue” anglosassone. Il saggio sul “vaccaro“ (il cow-puncher) traccia la mappa di una identità nazionale americana radicata nello spirito anglosassone e ri-radicata nel “paese del bestiame” attraverso il “cowpuncher” maschio che arrivava insieme a una “tribù” “variegata”, un “mucchio di carte mescolate da… vari mazzi spaiati”, un “plotone di arlecchini”, e che si trasforma grazie alla riscoperta del suo “nocciolo originale” o dell’anglosassonismo essenziale alimentato dalle particolari condizioni del West.

La forma estrema di westness di Bodie, fatta dello stessa stoffa di quella di Wister, si basa su nozioni essenzialiste di mascolinità e regione. Il West è un mondo maschile dove ci si definisce attraverso l’azione e le strutture gerarchiche di potere sulle donne, sui non-bianchi e sulle differenze culturali. È per questo che Jimmy si scaglia violentemente contro i non-bianchi americani, aderisce alla Chiesa Mondiale (neonazista) del Creatore e considera Las Vegas come la quintessenza del declino razziale dell’America: “Era un casino già all’inizio, ora aggiungici anche ‘sti stronzi. I messicani sono come la nebbia, coprono tutto e si infilano dappertutto… Tra un po’ avranno finito di sfasciare tutto” (Vlautin, p. 35). Più di cent’anni prima Wister aveva scritto analogamente delle “orde spregevoli e bastarde … che producono corruzione con il loro verme alieno, che trasformano le nostre città in delle Babele e i nostri abitanti in una farsa ibrida”.

Tuttavia il sogno degenerativo di Bodie è una versione perversa del West mitico: sfuggire alla minaccia del confine di sud-ovest e alla sua “nebbia” di immigrati dirigendosi verso il mitico “Nord”. Diventa un tema ricorrente, per Jimmy, ed è centrale nella geografia politica distorta dell’America e del West; una geografia in cui i messicani diventano l’oggetto di un razzismo estremo e al tempo stesso Toro Seduto è considerato con grande ammirazione poiché “non voleva integrarsi. Non voleva che il suo popolo frequentasse le nostre chiese per essere trattato come una merda, o le nostre scuole per essere preso in giro. Avremmo dovuto tagliar via un paio di stati e lasciarli in pace” (p. 42). Nella mente di Bodie questo “Nord” funziona come un West al contempo rinnovato e retrivo: una frontiera essenziale come quella di Wister o di Turner, dove l’uomo bianco possa essere libero e privo di vincoli. Nella sua lettera a Allison, più o meno a metà romanzo, quando lei è riuscita a sfuggire al suo controllo, Jimmy ritorna su questa cartografia spettrale: “Ho veramente deciso di andare a vivere al Nord. Del resto l’ho sempre voluto. Disegna una linea e vai. Una linea verso nord. Più a nord vai e meglio è. Lontano da tutti. Lontano dai rincoglioniti, dai fuori di testa, dai messicani e dai negri. (…) Direi che più vai a nord e meglio è. Un luogo più sano e normale. Più semplice. Potrei trovarmi un posto nei boschi. Magari in Alaska” (p. 99).

Per Jimmy la “linea verso nord” è una visione etnica pura di un Nuovo mondo o di un West riconfigurato senza i suoi immigrati ma con tutte le immagini associate alla Frontiera. È una versione di ciò che Jonathan Raban chiama, parlando dei gruppi militaristi del Montana, “l’eredità perversa dell’esperienza dell’homestead”. Questo è lo spazio mitico della frontiera dell’immaginario di Bodie, “più semplice” perché rifiuta, come ogni mito riletto da Roland Barthes, di affrontare le complessità della storia con le sue realtà confuse e disturbanti: il mito è “un gioco di prestigio… vuotato di storia e… riempito di natura”. Il Nord di Bodie è “pieno di natura”, è come il Montana di Raban o la fantasia dell’Alaska; uno spazio illusorio del mito che “abolisce la complessità degli atti umani, dà loro la semplicità delle essenze… organizza un mondo senza contraddizioni, perché senza profondità… una chiarezza felice”. Per Jimmy Bodie la regione è, nelle parole di Alfred North Whitehead, “collocazione semplice… senza che sia necessario, per spiegarla, alcun riferimento ad altre regioni costituite da analoghe relazioni di posizione con le stesse entità”. La linea verso nord di Bodie è un’astrazione, una “collocazione semplice”, astratta dall’esperienza e dalle effettive realtà vissute o dalle relazioni affettive dell’essere nel mondo. Seguendo questa linearità prende vita al contrario un mito che calcifica, si fissa e si stacca dalla “particolarità di un luogo determinato” e acquisisce caratteristiche generalizzate ma prive della dimensione umana delle esperienze precise e tattili, e dell’interazione affettiva, il “colore particolare, il tessuto, la luminosità… di quel luogo… i qualia sensoriali”. Vlautin spiega così il sogno di fuga di Bodie:

 

“Quando ero bambino un sacco di gente che conoscevo parlava sempre del Montana e dell’Alaska e del Nevada settentrionale o del Wyoming come di un paradiso. Luoghi in cui non c’era traffico o gente di colore o gente che la pensava diversamente da te. Sono cresciuto sentendo parlare di questi luoghi come se fossero delle terre promesse, un EL DORADO. Montagne, fiumi, caccia, pesca, libertà. La vita di un tempo. Nessuno di quelli che conoscevo ci è mai andato. Era soltanto un sogno, la loro fuga. Il problema è che guardare un film o leggere un romanzo sul West è molto romantico e piacevole ma vivere in un ranch o in una piccola città del West significa fare un lavoro duro che spesso è un patchwork di lavoretti che ti permettono a malapena di sopravvivere…  Bodie vive nel sogno del West. Quando la sua vita comincia a andare in pezzi sogna di dirigersi a nord, di tracciare una linea verso nord, una northline, e di scegliersi un posto dove vivere, dove cominciare una nuova vita dove lui è diverso, in cui il luogo è diverso. Tutto quello che deve fare è lavorare sodo ed essere l’uomo che vuole essere. Questo è il suo sogno.”

(Intervista via email di Neil Campbell con Willy Vlautin, 2015)

 

In opposizione al regionalismo negativo e distorto di Bodie, un regionalismo statico, rivolto al passato, chiuso e astratto, il romanzo introduce diverse “relazioni di posizione”, “altre regioni” che problematizzano la natura “definita” e “più semplice” della visione di Bodie, la sua northline eterna. Pertanto il regionalismo come concetto può essere destabilizzato dall’affetto critico che reagisce al West in vari modi, e grazie a quelle opere che ho chiamato minori o fuggitive…


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