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Verso nord
di Willy Vlautin
prezzo online
14.00 €
 
collana:
pagine:
badlands
192
 
Verso Nord - Willy Vlautin
di Il gatto Zorba

La vita di Allison non è assolutamente facile: suo padre se n’è andato di casa da molti anni, sua madre è alcolista e anche lei e sua sorella di soli sedici anni sono sulla buona strada, ma soprattutto Allison è una donna che ha difficoltà nel portare avanti da sola la propria esistenza, nel fare delle scelte consapevoli: ha interrotto gli studi senza nemmeno diplomarsi, ripiegando su dei lavori nei locali per andare avanti, sta insieme a Jimmy, un ragazzo tossico, violento e razzista che abusa di lei dal profilo psicologico e da cui si sente dipendente.

Allison a tutto questo, almeno apparentemente, non reagisce, risultando spenta e incapace di scegliere, ancor più di ribellarsi a un destino che vede già segnato, nonostante i suoi soli 22 anni.

Ha problemi di alcolismo che non le facilitano la vita, la sua Las Vegas, nonostante le luci della ribalta per il divertimento e le occasioni mondane, le appare piuttosto una prigione, partendo però dal presupposto della sua periferia, dove immigrazione e delinquenza sembrano voler regolare la vita quotidiana di chiunque.

In tutta la sua fragilità Allison appare una ragazza interrotta, strappata dal reale: la sua unica consolazione è Paul Newman, di cui guarda i film, che la spinge a sognare una realtà alternativa per lei, un attore che nella sua immaginazione a volte, nei momenti di maggiore criticità e introspezione, esce fuori dallo schermo per sostenerla in lunghi dialoghi che lei intrattiene con se stessa.

Di primo acchito, quando ci si interfaccia con i primi capitoli della sua storia, emerge con forza la passività della protagonista, tale da far anche adirare il lettore, perché la donna, pur priva di strumenti, tende a perdersi anche nelle scelte più basilari che le consentirebbero la sopravvivenza.

La narrazione è impregnata del suo essere, rendendo tutto fioco e grigio, quasi spento. Lo stesso strappo o la sua stessa volontà scorre piano, anche nei momenti di maggior concitazione, anche quando scavando scopriamo il suo passato di violenza, sia fisica che verbale e le sue deprivazioni personali.

L’ambientazione stessa risente di questo sentimento decadente, perché filtrato dai suoi occhi, dai suoi gesti. Ciò ci fa capire come, a livello di scrittura, ci sia stata una forte immedesimazione in Allison, una trasformazione che accompagna un po’ tutta l’opera, dove lei galleggia, sospesa tra ciò che sarebbe bene fare e quello che invece è da evitare.

Allison ha il coraggio di andarsene, e riprova a ricostruirsi un’esistenza a Reno, per una pura serie concatenata di eventi fortuiti, ma non sembra che le cose vadano meglio, fintanto che lei continua a ripetere gli stessi identici errori, senza autodeterminarsi mai dal profilo sostanziale.

Nel suo immaginario ritroviamo poi il senso ipotetico del romanzo, che riguarda lei come anche il suo Jimmy (da cui scappa e spera sempre di non essere ritrovata): l’aspirazione a cambiare il proprio futuro, identificato nella metafora del trasferirsi al Nord: dove la vita è più facile, dove si può ricominciare davvero, dove i messicani e gli immigrati non arrivano (secondo quanto ritenuto da Jimmy in uno dei flash back), dove puoi essere quello che sei o chi vuoi.

Una sorta di nuovo sogno americano, modernizzato rispetto alla matrice atavica, ma col substrato di una vita ai margini sociali, dove le reali possibilità scarseggiano, e in cui si diventa semplicemente delle profezie che si auto-concretizzano da sole.

Solo verso il finale la protagonista ci offre dei reali spiragli di cambiamento, decidendo di appoggiarsi a chi non la intimorisce per sentirsi sicura e cercando di svincolarsi dalla dipendenza dell’alcool, scegliendo quindi di accontentarsi nel vivere senza troppe complicazioni, lavorando e costruendo un poco che possa essere comunque suo e di chi imparerà ad amare.

Il secondo romanzo di Vlautin risulta un’opera a mio avviso controversa: da un lato ci narra il dramma e il desiderio di riscatto, affidandolo all’immagine sin troppo stigmatizzata della fragilità che diventa la catena stessa di tutta la storia.

I riferimenti contemporanei sono scarni, atti più che altro a confermare stati d’animo e disagio più che a raccontarci una società intera. La stesura e lo stile scorrono comunque in maniera lineare, a parte la presenza di qualche refuso di battitura lo stile appare concreto e corretto.

Verso Nord è un romanzo che potrebbe aprire molti spiragli di ragionamento, se si avesse la forza di liberarsi del proprio io e si accettasse la voce della protagonista in ogni sua fase di vita, in discesa così come in salita.

È di sicuro un libro dedicato al percorso di una donna in difficoltà: fragile e succube, che ha bisogno di aiuto ma soltanto per potersi sentire autonoma nel suo essere Allison Johnson come persona senziente, che detiene in mano le redini della sua esistenza.

Un’esperienza di lettura che non tutti, se non sono aperti o pronti, possono comprendere sino in fondo.


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