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Triangolo delle acque
Caio Fernando Abreu
In un corpo solo
Claudio Bagnasco
RASSEGNA STAMPA E RECENSIONI
 
A sud del capanno
di Les Claypool
prezzo online
12.00 €
 
collana:
pagine:
badlands
176
 
les claypool - a sud del capanno
di ufj

 

 

Mi sono accorto che nel giudicare un romanzo uso due differenti misure.
Se si tratta di scrittori professionisti gli spalanco il culetto. Cerco la smagliaturina nella trama, la minima incoerenza, il dialogo appena sopra registro. Cerco il cosiddetto tarzanello nel letamaio. Sono implacabile. Dev’essere invidia.
Se si tratta di dilettanti, allora sono l’esatto opposto. Cerco il personaggio ben fatto, l’elemento di originalità della trama, il capoverso ben scritto. Sovente soprassedendo sul resto. Cerco qualcosa per cui valga la pena che almeno un’altra persona oltre al sottoscritto si degni di leggere quel racconto – o romanzo.
Nel caso di Les Claypool né l’uno né l’altro.
Nel caso di Les Claypool ho dovuto prima di tutto combattere la mia diffidenza – la diffidenza di chi teme da sempre cabarettisti che diventano primi ministri, eredi al trono che fanno i cantanti, geniali bassisti che scrivono romanzetti pulp. Ho dovuto combattere, dicevo, e ho perso.
Due fratelli e un amico stronzo (il personaggio migliore del libro) escono a pesca per ricucire un passato invero molto presente. Conflitti irrisolti, speranze disilluse, attrito, tragedia.
Rilevo molta voglia di imitare certa letteratura e tanta, tanta ingenuità. “Deve molto a Steinbeck”, leggo nelle alette di copertina. A partire dalle scuse, mi sento di aggiugnere.
I primi cinque capitoli sono assolutamente inutili, il finale è affrettato e oltremodo pasticciato. Una su tutte: l’entrata in scena di un personaggio chiave più o meno verso la penultima pagina. Capisco l’intento ma questo, narrativamente parlando, significa barare. Barare maluccio, dal momento che il lettore se ne accorge.
Carino il garbuglio dopotutto e, in misura minore, la sua soluzione. Sta di fatto che le scaramucce verbali tra il sudista razzista e il figliol prodigo progressista di città sono da voltastomaco per banalità e mala scrittura. Vi passo questa sull’omosessualità e vi risparmio quella sul razzismo, lunga nientemeno che tre capitoli.

Les Claypool l'ho visto in concerto un mesetto fa all'Estragon. Grandioso!

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[Ed disse] “Non c’è nulla di male a farsi qualche canna quando capita. Se cali qualche acido, funghi, magari dell’ex”.
“Ex?”, ripetè Donny confuso.
“Ecstasy”.
“Ah, amico, ho sentito che è roba da froci”.
“Ed scosse la testa e si spaparanzò di nuovo sul sedile. I tre rimasero in silenzio per un lunghissimo istante prima che Donny aprisse di nuovo la bocca. “E senti un’altra cosa, Ed. Ti dico la verità. Ho sempre pensato che eri una checca”. Fece una pausa, guardandolo dritto negli occhi, e chiese: “Ci sei mai stato con una donna?”
“Sono sposato”.
“Con una donna?”
“Sì”.
“Be’ cazzo, che ne so. Al giorno d’oggi. In questa cazzo di California. Maschi che si sposano con altri maschi. Fiche che sposano fiche. Adottano bambini. Stronzate assurde”. Donny si fece un’altra sorsata di birra e prese una sigaretta dalla camicia.
“Non c’è niente di male se una coppia gay adotta un bambino”. Nel momento in cui le parole gli uscirono di bocca, Ed si pentì di aver parlato. Perché non poteva starsene a sedere col becco chiuso e basta? Cercare di intavolare un dibattito con un tipo come Donny Wowdy era un’impresa senza senso.
“Ma vaffanculo, Ed”. Abbaiò Donny. “Ma lo senti, Earl?”
“Non ne voglio sapere niente”. Earl si alzò per dare un’altra controllata alla sua esca.
“Be’, vaffanculo, Ed”.
“Senti, vaffanculo tu, Don. E allora dimmi cosa c’è di male”. Ed era passato alle offese, e insultare Donny era una bella sensazione.
“Non è una cosa giusta”.
“Perché?”
“Non è giusta, cazzo!”, ripeté Donny. “Pensa a quel povero ragazzino”.
“Povero ragazzino? Perché sarebbe un povero ragazzino?”
“Ti piacerebbe andare a scuola e raccontare a tutti che i tuoi genitori sono una coppia di froci?” sbottò Donny con gli occhi spiritati. “Ti dico questo. Se una cosa del genere la dicevi a scuola mia, ti prendevano a calci in culo per tutta la vita”.
Ci sono un sacco di ambienti con la mente aperta, liberali, dove la gente non ci fa nemmeno caso”.
“Certo, dove?”
“Berkeley, San Francisco…”
“La centrale dei Freak”, lo interruppe Donny.
“Non c’è niente di male in due gentori affettuosi che tirano su un bambino insieme. Non importa se sono gay o etero. C’è un sacco di ragazzini che sarebbero strafelici di avere una casa qualsiasi tipo dove magari c’è un po’ di stabilità”.
“Stabilità? Ma sentilo il signorino universitario raffinato. Stabilità”.
“Molte coppie gay, o molti gay in genere, di solito sono istruiti, gentili, altruisti, te lo dico per esperienza”.
“Già, ci scommetto che c’hai un sacco, di esperienza”, fece Donny col tono da presa per il culo.


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