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Santi negri e scarafaggi
di Giovanni Fantasia
prezzo online
9.00 €
 
collana:
pagine:
le impurità del bianco
80
 
In libreria il primo antiromanzo di Giovanni Fantasia: intervista all'autore
di Paola Gemelli

28.2.2010  È in libreria da qualche mese Santi, negri e scarafaggi (Quarup Editrice), primo romanzo - anzi antiromanzo - di Giovanni Fantasia. Giovane talento sassolese, Fantasia pubblica già da qualche anno: nel suo curriculum figurano infatti svariati racconti e pezzi poetici. Più volte premiato al Coop For Words e al Premio letterario Città di Sassuolo, recentemente si è inoltre segnalato al Concorso Internazionale Capoliveri Haiku  e al Premio della Critica al Concorso Pontemagico. Tra una presentazione e l'altra, lo abbiamo incontrato e intervistato per i nostri lettori.

Un antiromanzo, un racconto senza storia... perché? Forse perché oggi, come dice qualcuno, sembriamo vivere solo di istantanee, senza tempo, incapaci di guardare al futuro, di avere prospettiva?

Santi, negri e scarafaggi è costruito su frammenti irrazionali, se rapportati all’idea di una trama, di uno sviluppo di storie; si snoda più che altro su una trama sottilissima o un incrocio di più trame. I personaggi, anzi i sottopersonaggi, si muovono appena in ambienti comuni; comuni ma durevolmente assediati dal buio, dalla penombra o da piccole luci sbavate. Spesso non c’è molto da narrare: si tratta di raccogliere una serie di istantanee, appunto (così ho definito, fin dall’inizio, i capitoletti del libro) e di fissarle in un lungo momento di stasi. Sono immagini già vecchie, perché il tempo che viviamo ci costringe a suddividere, a creare partizioni microscopiche di senso e di emozioni. L’epoca del libro è quella attuale o poco meno. Tuttavia siamo al di fuori di ogni rete; siamo al di fuori degli avvenimenti e dell’informazione; quindi – comunque – al di fuori del tempo. Qui non c’è comunità né aggregazione; c’è per ognuno una specie di cattività della mente. Volevo di fatto creare una sacca di grigio perenne, una scenografia sanguinante di attori inattivi. Come figurine di una giostra in disarmante rotazione, sotto lente e gravi luci da autopsia.
Più che un antiromanzo quindi, un romanzo di decostruzione.

Lo stile invece è accuratissimo, “poetico”... e non è quello che ci si aspetterebbe: serve a reggere una storia senza storia? Abbellisce la realtà? Funziona di contrasto?

Esiste, in effetti, uno scarto abissale fra stile e struttura del libro, fra parte acustica e narrativa. I sottopersonaggi – per contrasto alla goffaggine e all’inerzia delle loro poche azioni – hanno per caso un regista pietoso, che in maniera artificiale li nobilita e li salva. Sul testo – cito a memoria un appunto dalla recensione marxista di Mirko Corsini – si scivola; (…) è impenetrabile. Le scene, le pose fotografiche che avevo immaginato, non volevo in nessun modo diluirle; da qui la densità di questo libro.

Lo stile del libro pare risentire di due tue passioni: quella per la poesia e quella per la fotografia, le illustrazioni... sei d'accordo?

Infatti ho lavorato su una base molto scura; quasi come Caravaggio, esagerando.
Ho steso una mestica nera sul fondo del libro, e poi ho fatto emergere dal nero alcuni volti, alcuni gesti. Invece in altre scene ho lavorato su contrasto e nitidezza, proprio come in un ritratto digitale, esasperando contorni e colori.
Della poesia ho assorbito allitterazioni ed esperimenti di ritmo.
Il risultato è uno stile che definirei – esagerando di nuovo – be-bop barocco.

Protagonisti uomini e scarafaggi: a cosa si deve questa scelta, è come paragonarne le esistenze? Mi fa pensare a Kafka...

Probabilmente si tratta di fasi, fasi umane-non-umane che coesistono.
Sono condizioni irrevocabili, per chi non è capace di invertire il proprio passo. È divertente, ad esempio, pensare che lo scarafaggio, la blatta comune, orientalis, nasce non nera ma bianca. Parallelamente non si nasce santi o negri (con gi-erre, ch’è rafforzativo – dice Redo, Redentore Valerio, il più importante fra i sottopersonaggi).
Per essere santi, santi moderni, bisogna inguaiarsi di stomaco tre volte all’anno o sembrare tedeschi o succhiare e baciare miriadi di sigarette o spinelli.
Per essere negri bisogna tacere e lavare cataste di piatti, come se la negritudine, la consapevolezza negra, non fosse mai scoccata.
Santi, negri e scarafaggi è – strutturalmente – come certi racconti minori di Kafka: non c’è inizio e non c’è fine.

Anche Giovanni Fantasia è un uomo senza futuro? Progetti?

Un altro romanzo (o un racconto molto lungo) che ho da poco cominciato; sempre poesia (la recente Targa ALUT al Concorso Internazionale Castello di Duino mi ha sorpreso e lusingato); fiabe (in collaborazione con Martina Merlini, che ha disegnato anche la copertina di Santi, negri e scarafaggi); fotografare un po’ meglio di adesso; uscire degnamente, senza acciacchi, dalla schiera dei ventenni.




Ringraziamo Fantasia e ricordiamo ai lettori che consultando il blog dedicato è possibile seguire le date di presentazioni e letture, scoprire retroscena sulla nascita di Santi, negri e scarafaggi e commentare o recensire il libro.


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