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Una idea di letteratura

Fallire

(10 recensioni dei clienti)

14.00

Se ci limitassimo alla galleria dei personaggi, crederemmo di trovarci davanti alla versione anabolizzata di un’altra crime story losangelina. Ma limitarsi a esaminare i personaggi di un romanzo, si sa, è peccato. E allora Fallire si rivela anche una commedia (nera)un fumetto (per adulti)un glossario di informatica, un’enciclopedia della musica rock (redatta da uno dei suoi reali protagonisti) e, più di ogni altra cosa, un’opera di narrativa di consumata sapienza.

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Categorie: , Product ID: 1552

Descrizione

Se ci limitassimo alla galleria dei personaggi, crederemmo di trovarci davanti alla versione anabolizzata di un’altra crime story losangelina. Ma limitarsi a esaminare i personaggi di un romanzo, si sa, è peccato. E allora Fallire si rivela anche una commedia (nera), un fumetto (per adulti), un glossario di informatica, un’enciclopedia della musica rock (redatta da uno dei suoi reali protagonisti) e, più di ogni altra cosa, un’opera di narrativa di consumata sapienza.

Guy, il protagonista di Fallire, secondo romanzo di James Greer, è un trentenne belloccio di Los Angeles che si è ripromesso, un giorno di tanti anni prima, di “andare fino in fondo”. “In fondo a cosa di preciso non lo so”, aggiungeva allora, e ora sembra finalmente averlo capito: ha un’idea rivoluzionaria (e criminale) che potrà renderlo ricco, senza fatica.
Al suo fianco c’è Billy, che fa il dog-sitter per guadagnare qualcosa trovando il modo per non camminare nemmeno un po’, è “il migliore amico” di Guy da “cinque anni” e la sua spalla nel piano, indispensabile e cialtrone nella miglior tradizione dei Sancho Panza.
E naturalmente c’è Violet, la ragazza che ama Guy, insieme “incredibilmente sexy” ed “emotivamente distante come poche volte si vede in un essere umano”.
C’è poi “il cattivo”, che altrettanto ovviamente odia il protagonista con “l’intensità del calor bianco e della magia nera”, e che – non sapendo quando sia realmente nato – i genitori adottivi festeggiano convenzionalmente il primo aprile.
Se ci limitassimo alla galleria dei personaggi, crederemmo di trovarci davanti alla versione anabolizzata di un’altra crime story losangelina. Ma limitarsi a esaminare i personaggi di un romanzo, si sa, è peccato. E allora Fallire si rivela anche una commedia (nera), un fumetto (per adulti), un glossario di informatica, un’enciclopedia della musica rock (redatta da uno dei suoi reali protagonisti) e, più di ogni altra cosa, un’opera di narrativa di consumata sapienza. La trama, nelle mani di James Greer, autore tanto sorvegliato nel dosaggio degli ingredienti quanto pirotecnicamente abile nel torcerli e mescolarli tra loro, appare “sferica” come “l’anarchia” di J.R. Wilcock: Greer la capovolge, la rivolta e rotola in qualunque direzione, senza perderne mai – al pari di chi lo legge – il filo della tessitura. Così, se tutto appare dall’inizio “svelato”, a partire da un epilogo che già dal titolo si pretenderebbe inevitabile, tutto si rivela, procedendo nella storia, “a sorpresa”. Inanellato in una narrazione desultoria e razionalissima che scorre veloce come il TGV, o mantiene il ritmo costantemente ultraottico di un fascio di neutrini nel Gran Sasso.
Una sola certezza sembra non vacillare: la massima approssimazione al successo che sia dato raggiungere ad un uomo, “Icaro dalle ali fuse e con ustioni di terzo grado”, è provare a raggiungerlo. E fallire.

James Greer
JAMES GREER, nato a Boston nel 1961, è uno tra i più eclettici protagonisti della scena rock degli ultimi decenni: dopo gli esordi come giornalista e critico musicale per «Spin», nel 1994 ha deciso di saltare la barricata per unirsi, come bassista, ai Guided by Voices, “la migliore rock band del mondo”.
Nel 2006 ha fatto il suo esordio come romanziere, pubblicando Artificial Light per Akashic, nella prestigiosa Little House on the Bowery diretta da Dennis Cooper. Con esso ha vinto il Secondo Premio al California Book Award per l’opera prima. È inoltre autore di un libro di non-fiction, Guided by Voices: A Brief History (Grove 2005), storia della band di cui ha fatto parte.
Attualmente vive a Los Angeles e sta lavorando a un musical rock su Cleopatra, che avrà come regista l’amico Steven Soderbergh e per protagonista Catherine Zeta-Jones.

Informazioni aggiuntive

Autore

Collana

ISBN

978-88-95166-16-2

Traduzione

Valerio Murri

Pagine

176

Formato

14×21

10 recensioni per Fallire

  1. Gabriele Ottaviani

    “Fallire”
    di Gabriele Ottaviani, Convenzionali, 24 giugno 2015

    La madre di Guy scivolò un’altra volta nel suo sogno ad occhi aperti. Quello di sempre: quello in cui lei aveva fatto una scelta diversa, trentacinque anni fa, e adesso viveva a Buenos Aires dove gestiva un negozietto di libri usati in inglese.

    Fallire, di James Greer, edito da Quarup e tradotto da Valerio Murri, è un libro interessante e totale. Nel senso che è molte cose tutte insieme, come del resto il suo autore, uno dei principali, e anche dei più fuori dagli schemi, protagonisti della scena del rock, da anni, per non dire decenni, sulla cresta dell’onda. Siamo a Los Angeles: Guy ha trent’anni, è assai piacente, e da anni cerca di tenere fede alla promessa che si è fatto, ossia di andare fino in fondo. A cosa? Ah, be’, questo non lo sa nemmeno lui. Ma certo è che vuole fare il bagno nei dollari senza che dalla sua fronte stilli una sola goccia di sudore. Al suo fianco altri personaggi, variegati e tutti ben caratterizzati, che si muovono neghittosamente attraverso atmosfere che spaziano tra il fumetto, niente affatto adatto ai bambini, e la prosa magnifica di Chandler. Da leggere.

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  2. Aldo Chimenti

    James Greer, “Fallire”
    di Aldo Chimenti

    Già apprezzato bassista dei Guided By Voices, la indie-rock band di Dayton cui si unì per qualche tempo prima di abbracciare la carriera di novellista, James Greer denota qualità di talento sopraffino anche quando fa viaggiare la sua penna ‘indiavolata’. Pur senza disertare la scena musicale, oggi Greer è un affermato scrittore che, forte del successo di Artificial Light, torna a calcare l’agone della sfida letteraria, mettendo a segno il suo secondo romanzo Fallire.
    Una tragicommedia, una crime story, una farsa noir il cui filo tematico è l'”arte del fallire” sublimata nella figura del protagonista Guy, un trentenne di Los Angeles finito in coma in seguito ad un incidente stradale mentre, alla guida di una Mini Cooper rubata, accarezzava loschi propositi omicidi. Lo stile snello, emorragico e beffardo della scrittura non preclude all’intreccio della storia di farsi materia scura ed intrigante, come una rock-opera pervasa di geniale follia.

  3. Roberto Barzi

    Fallire: andare fino in fondo
    di Roberto Barzi

    Guy Forget, un trentenne dalle idee tanto sfolgoranti quanto rovinose, decide di mettere a segno una rapina in una banca per finanziare un suo progetto truffaldino: un programma informatico di marketing occulto. Un piano talmente strampalato che potrebbe perfino funzionare. Ma il destino gli è avverso.

    Violet era proprio il tipo di ragazza che sembrava creata apposta per ispirare infatuazione. Lo faceva istintivamente, senza sforzo, celando le sue vere intenzioni e irradiando, in ogni istante, un’aura di pura possibilità – promessa in forma umana – che non poteva mancare (e di fatto non mancava) di sedurre tanto i migliori quanto i peggiori tra gli uomini.

    Una storia di amore profondo, per quanto bizzarra possa apparire, fa da contorno ad un romanzo risolutamente fuori dagli schemi canonici, ad iniziare dalla sua struttura atemporale in cui passato, presente e futuro si frammischiano, si alternano, si sovrappongono, pur non perdendo mai una propria logica narrativa. Un po’ come succede a certa musica contemporanea, in cui i tempi si intersecano, si accavallano, si annullano a vicenda, non rinunciando però ad una propria base ritmica. Il ritmo, ecco il cardine su cui si basa l’intera vicenda narrata dallo scrittore statunitense James Greer – giornalista, ex critico musicale e successivamente musicista – in Fallire. Ritmo nei dialoghi, nel variare delle situazioni e dei personaggi – decisamente eccentrici -, nella sua ambientazione californiana, ma soprattutto nell’alternarsi dei capitoli – che accennano nei loro titoli a quelli dei cosiddetti “romanzi di formazione” sei-settecenteschi – con i loro continui cambi temporali.
    Il romanzo inizia con l’annuncio dell’incidente automobilistico che ha mandato il protagonista, Guy Forget, in coma.
    Contemporaneamente la voce narrante spiega come la sciagura poteva essere evitata. Seguono poi, alternandosi fra loro, alcuni capitoli in cui i vari personaggi del racconto si presentano in prima persona – come il “cattivo” della storia, il morboso Sven Transvoort -, oppure si fanno descrivere dall’autore – come Marcus, il fratello del protagonista, una persona agli antipodi del proprio consanguineo: tanto inetto, pasticcione e dirompente nelle sue idee strampalate Guy, quanto preciso, ossessivo, metodico nel proprio lavoro Marcus. Stesso discorso per gli altri interpreti: c’è chi è isterico, chi svanito, chi stravagante e chi ancora riassume in sé tutti questi difetti. Anche gli avvenimenti riportati sono indiscutibilmente singolari. Guy Forget è un trentenne dalle idee tanto brillanti quanto fallimentari che decide di mettere a segno una rapina in un cambio assegni coreano per finanziare un suo proposito truffaldino: “Pandemonium”, un programma informatico di marketing occulto. Un progetto talmente bislacco che potrebbe avere perfino successo. La sorte avversa però ci mette lo zampino: proprio quando sta per diventare ricco per l’improvvisa scomparsa del padre faccendiere ha un incidente di macchina e finisce in coma. Il racconto si snoda poi in continui flashback, che l’autore utilizza per esporre l’intera vicenda. Vengono così descritti i preparativi per la rapina e l’amicizia tra Guy e lo strambo Billy – suo socio in affari – che fa il dog-sitter per intascare qualche dollaro, trovando un metodo decisamente ingegnoso per non faticare: legare i guinzagli dei cani al parafango posteriore di un’automobile e avanzare piano nel traffico congestionato di Los Angeles. Viene poi narrato l’incontro fatale con Violet, una ragazza “incredibilmente sexy” quanto “emotivamente distante come poche volte si vede in un essere umano” e la loro complicata storia d’amore e di sesso. La decisione di assumere come autista per la rapina Sven Transvoort, un occasionale conoscente di Violet, segretamente infatuato di lei, che si rivelerà fatale per il corso della vicenda. E sarà proprio il profondo quanto dissimulato sentimento che lega Violet a Guy e a Sven a dare all’intera storia un senso epico e romantico, quanto tragico e farsesco al tempo stesso. Il tutto viene raccontato da Greer mediante un’ambientazione cinematografica e una scrittura dirompente, realizzata tramite dialoghi vivaci – e dal vago carattere filosofico – quanto serrati e surreali, grazie soprattutto ad un intreccio che è prepotentemente e volutamente tortuoso. Ma solo in apparenza, poiché Fallire riesce invece ad incanalare il lettore in un percorso coerente e lungimirante. Potrebbe sembrare una contraddizione, ma non lo è. Fidatevi.

  4. Monnalisa

    James Greer, Fallire
    di Monnalisa, marzo 2012

    Quando mi propongono di leggere un autore americano vado nel panico, o quasi. Non ho grande affinità con questa letteratura. Colpa mia? Probabile. Ma non riesco proprio a reggere certa retorica, certe speculazioni e quel gusto tutto a stelle e strisce di gonfiare le pagine di parole fino a renderle indigeste. Gli americani esagerano spesso, anche nello scrivere. Una sorta di (pre)giudizio di massima che, nel caso di Greer, sono stata costretta a rivedere in toto.

    Finalmente un’opera genuina, luccicante, schietta e travolgente. Inaspettata, anche. La copertina (anche quella dell’edizione originale) è pacata e lieve: puro spazio e una violetta dipinta ad acquerello. Non leggo mai i risvolti di un libro per cui venir travolta da una slavina come “Fallire” ha avuto il suo bell’effetto.

    L’epilogo è già chiaro fin dal titolo del primo capitolo: “Com’è che Guy Forget si ritrovò in coma”. Infatti Guy è quasi morto in uno schianto automobilistico con un’auto che aveva appena rubato nel tentativo di fuggire da una rapina nemmeno ben riuscita e dopo aver mollato il suo miglior amico Billy sul fianco di una collina.
    Per cui Guy Forget (nomen omen) è disteso su un letto d’ospedale e al narratore non completamente onnisciente non rimane altro che saltellare da un episodio all’altro, da un tempo all’altro per spiegare gli eventi che, guarda caso, hanno come punto di riferimento comune il fiasco al cambio-assegni coreano. Perché Guy e Billy avevano intenzione di mettere a segno una rapina coi fiocchi al cambio-assegni coreano, quello gestito da un certo Charlie. “Charlie non era il vero nome di Charlie, probabilmente, perché lui era coreano, ma nella sua targhetta c’era scritto Charlie, rispondeva al nome Charlie, e quando lo chiamavi e ti rispondeva ti diceva “sono Charlie come posso aiutarla?”. Il che dimostra a che punto siamo arrivati, come nazione, se un uomo di origine asiatica può farsi chiamare Charlie senza minimamente tener conto delle associazioni offensive che derivano dall’uso di questa parole, in Vietnam, come espressione slang per indicare il nemico”.

    Il colpo al cambio assegni coreano doveva servire a reperire quei cinquantamila dollari necessari a Guy e Billy per lanciare il progetto Pandemonium, un prototipo di una applicazione Internet sostanzialmente ridicola. Guy non gode di particolare stima. E’ un giovane belloccio, dotato di cervello ma sostanzialmente inaffidabile e privo di talento. La sua ambizione primaria è quella che va tanto di moda nel nostro tempo: diventare ricco senza lavorare. Billy lo affianca anche se per il momento tira avanti portando a spasso i cani, a modo suo s’intende: li lega al paraurti della sua auto guidando molto lentamente.

    Trovare quei soldi è indispensabile ma nemmeno tanto facile. Marcus, il fratello studioso, laureato e perfetto di Guy, non ci pensa nemmeno a investire una somma del genere per un progetto di cui non afferra l’originalità nonostante gli sforzi di Guy di descrivere le ricadute economiche, comunicative e sociali di Pandemonium. Non avendo altra scelta, Guy e Billy devono rapinare il cambio-assegni coreano. Purtroppo Violet, la bella fidanzata di Guy, (il cui nome richiama il fiore di copertina) ci mette lo zampino, così come lo stravagante Sven Transvoort, uno strano soggetto che odia visceralmente Guy anche se per ragioni che non sono immediatamente comprensibili.

    “Fallire” è, nella sostanza, una crime story. La sua forma, però, è sorprendente e anticonvenzionale. Greer, col suo stile diretto e autentico, ricorre essenzialmente alla forma dialogica. La maggior parte dei capitoli del libro sono occupati da conversazioni, a volte surreali ma sempre spassose ed illuminanti, tra Guy e Billy ma anche tra Guy e Violet o tra Marcus e la madre Laura. All’interno di questo romanzo ci sono forme gergali, disquisizioni che vanno dal filosofico all’esistenziale, poesia, musica, riferimenti al mondo web, satira nera e cultura pop. Una mescolanza affascinante e ben organizzata di linguaggi e riferimenti al mondo contemporaneo.
    “Fallire” è un bell’esempio di letteratura americana. E per quanto mi riguarda di fallimentare, in questo romanzo, non c’è nulla.

    EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

    James Greer è nato a Boston nel 1961. Ha lavorato per la rivista “Spin” a New York nei primi anni ’90 e, successivamente, dopo essersi trasferito a Dayton, Ohio, è entrato a far parte della rock band indie chiamata Guided By Voices. La musica ha avuto ed ha nella vita di Greer un posto di primo piano. Ma James è anche sceneggiatore e scrittore. Ha all’attivo due romanzi: “Artificial Light” (2006) e “The failure” (2010). Quest’ultimo romanzo, “Fallire” è stato pubblicato in Italia nel 2012 da Quarup. Greer vive tra Los Angeles e la Francia.

    James Greer, “Fallire”, Quarup, Pescara, 2012. Traduzione di Valerio Murri. Titolo originale: The Failure (Akashic Book, 2010).

    James Greer: Sito ufficiale / Wikipedia / Vimeo / Scheda Imdb / Lankelot

  5. Andrea Broggi

    James Greer – Fallire
    di Andrea Broggi, Lettere e giorni, 14 maggio 2012

    Prima che la Quarup mi inviasse il comunicato stampa di questo libro e me ne spedisse una copia cartacea, come fin troppo spesso mi accade, di James Greer non sapevo nulla, eccetto che il nome sarebbe potuto essere usato in qualcuno dei miei giochi di ruolo. Bello, mi piace proprio.
    Fallire, questo è il titolo del libro, è un lavoro singolare che racconta, seguendo una struttura decisamente dinoccolata in cui futuro, passato e presente finiscono per mischiarsi con una punta di amorevole autorale sadismo, proprio come il mio appena accennato ordine temporale; dicevo quindi, racconta la storia di Guy Forget (leggasi Ghi Forgé) e del suo tentativo di trovare soldi per finanziare Pandemonium, un programma informatico di marketing, rapinando un cambio-assegni coreano. A questo malaffare s’intrecciano la sua amorevole e distratta madre, suo fratello con tutta la sua schiacciante logica, Billy, l’amico squinternato e Violet, di cui non dirò nulla per lasciare intendere l’importanza senza svelarne i motivi e infine Sven Transvoort, il cattivo.

    Fallire, a dispetto del suo nome, per certi versi così disperato, vive di toni leggeri, di un ritmo piacevole che gode, o meglio ha goduto nel mio immaginario, di una delicata nota da film hollywoodiano, che ho trovato particolarmente gradevole. La trama è costruita su personaggi quasi favolistici nelle loro estremizzazioni, pensandoci di una vaga bagnascana memoria, realizzata attraverso dialoghi intensi, surreali, colorati e da un intreccio arzigogolato e in una parola: ganzo.
    Fallire vi farà anche piangere, anzi non proprio piangere. Avete presente quando gli occhi vi si illuminano di quella luce strana che precede di poco la possibilità del rompersi degli argini e li avete così lucidi da sembrare sul punto di straripare, tanto sono commossi?
    Ecco, così.
    Buona lettura!

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  6. Marco Denti

    James Greer
    di Marco Denti, Books Highway, 21 marzo 2012

    Guy Forget è in coma in un letto d’ospedale. Il destino ha voluto che nel momento del fallimento, il suo piano non prevedeva alcuna alternativa, si poteva salvare grazie alla scomparsa del padre (e alla conseguente eredità). Invece ha sbagliato tutto, soprattutto a non seguire, con una certa responsabilità, un dogma che ha il tenore di un’ ammonizione: “In ogni procedura, in ogni sistema si arriva a un punto critico in cui si rende necessario un elemento di fiducia. E quell’elemento è il punto su cui far leva”. L’elenco degli errori che l’hanno portato a coltivare con metodica ossessione la sua sconfitta, ovvero proprio il suo Fallire, è lungo: ha creduto a Sven Transvoort, un bugiardo indomito, “uno di quei personaggi storici per cui secondo Hegel le regole non valgono”; come socio nell’avventura ha scelto il suo miglior amico, Billy, un dog sitter che porta a spasso i cani legandoli alla sua macchina (e questo è il meno peggio, nel personaggio); per giunta è innamorato di Violet, “emotivamente distante come poche volte si vede in un essere umano”, e dovrebbe bastare. Tra tutto, Guy Forget deve aver dimenticato che ha sbagliato città per il suo colpo perché “Los Angeles per natura attrae da tutti gli angoli del globo solo gli abitanti più concentrati su di sé, in altri termini, se non stava succedendo a te di persona, o in subordine a qualcuno di molto famoso, allora non succedeva affatto”. Un qualche dubbio doveva pur nutrirlo prima di inventarsi la rapina al cambio-assegni coreano con cui avrebbe finanziato il progetto Pandemonium, un’applicazione per infilare pubblicità subliminale in rete che nessuno saprà mai se funziona oppure no, se esiste o se è rimasta un’idea virtuale al cubo. Confusion Is Sex cantavano i Sonic Youth sull’altra costa e la citazione spicca all’improvviso come una nota squillante: James Greer ha frequentato a lungo il mondo del rock’n’roll (prima come reporter, e siamo in buona compagnia, poi come bassista dei Guided by Voices) e la frammentarietà di Fallire, diviso in brevissime parte di due, tre pagine l’una, ricorda Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan, una percezione della realtà sfuggente, persone e personaggi che si muovono in vortici concentrici e comunicano con brucianti e serrati, dove la definizione della parola vaga tra calembour, giochi di prestigio, ardite interpretazioni (“Se separi le parole dal rumore di fondo, perdono ogni significato. Se poi aggiungi di nuovo rumore, riacquistano senso”) e la certezza minimalista di aver capito che è proprio quella “la direzione in cui stiamo andando. Spazi bianchi, amico mio. Il futuro appartiene agli spazi bianchi”. L’ambizione nutre la sconfitta, l’attesa diventa la parte più dolce e Guy Forget, è l’emblema del Fallire: nella vita aggrappato all’illusione del colpo da un milione di dollari (gli servirebbe molto meno, in effetti); nel momento fatale sospeso in un limbo tra il fallimento e la voglia di vendetta, destinato a diventare un poltergeist, il vero riflesso dei nostri tempi.
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  7. Alfredo Ronci

    James Greer Fallire
    di Alfredo Ronci, Il Paradiso degli Orchi

    Questo è un libro che contiene una perla, ma io non l’ho trovata. Che sembrerebbe una contraddizione. Ma mica tanto. Nel senso che leggendolo ho percepito, in più momenti, brividi di piacere (o come diceva una vecchia pubblicità … che alcune cose… sfrizzolano il velo pendulo).
    Nelle mani dei fratelli Cohen diventerebbe di sicuro un gran film (perché è evidente che il romanzo è scritto come una sceneggiatura e si presterebbe perfettamente all’uopo): Guy Forget (pronuncia ‘Ghi Forgé’, ma non viene specificata l’origine francese) è un pazzo scatenato con idee brillanti, ma tutto sommato fallimentari, che ad un certo punto decide di svaligiare una banca (Dunque, pensare al denaro come “appartenente” a qualcuno o qualcosa è un errore patetico, letteralmente) per finanziare un suo progetto da utilizzare in Rete. Il destino maligno però ci mette di suo: proprio quando diventa ricco per la morte del padre faccendiere, ha un incidente di moto e finisce in coma (per non riprendersi più).
    Il tutto, qui raccontato, avviene nei primissimi capitoli, il resto, e cioè a dire il rapporto di amicizia di Guy con Billy, che è anche suo complice nel colpo in banca, quello con Charlie che lavora in banca, la storia d’amore con Violet e il confronto con Sven, l’autista del ‘colpo’, ma anche suo rivale in amore, avviene grazie ad un astuto gioco letterario di piani atemporali, a flashback continui e a stacchi improvvisi che all’inizio spaesano un po’, poi invece ci fanno capire che rappresentano un meccanismo narrativo avvincente e inconsueto.
    Il significato della vicenda poi sta forse proprio in una considerazione sottile del protagonista: Il senso di qualsiasi storia è la storia stessa – rispose Guy facendo cenno a Lucy di portare un altro drink – Chiunque cerchi una morale o una lezione in una storia è peggio che scemo, è un vile.
    Perché tutto sommato Guy con la sua amoralità gentile e casinara è un perdente nato, una creatura inadatta a reggere il peso incredibile di una società che ‘esilia’ gli emarginati e gli sconclusionati.
    Ed ha ragione Violet, la ragazza che lo assiste fino alla fine senza che lui si svegli più, quando in punto di morte si confessa dicendo: La tua profonda mancanza di serietà, questa è la tua grande virtù. E io volevo farla mia, volevo possederla, volevo in qualche modo assorbire questa parte di te che riusciva a superare ogni crisi con una risata, che sembrava anzi andare in cerca della crisi per farci una risata sopra. Sr questo ti renda parte delle schiere degli angeli o dei diavoli, sinceramente non lo so.
    Guy in fondo è metafora dell’inadattabilità di molti di fronte alla velocità del vivere? Forse.
    Ma questo è un romanzo che lascia in sospeso parecchie domande e parecchie considerazioni. La prima è quella che ha aperto questa recensione: questo è un libro che contiene una perla, ma io non l’ho trovata. Che sembrerebbe una contraddizione. Ma mica tanto.

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  8. manwell

    Del cadere e del fallire: Guided By Voices e James Greer
    di manwell, 15 febbraio 2012

    Quello che mi ha sempre affascinato dell’Armata Brancaleone guidata da Robert Pollard, più della musica in sé, è la loro meravigliosa (anti)estetica da perdenti e cazzoni di serie A. Onestamente devo dire che i Guided By Voices non li seguo più da un po’, tuttavia avranno sempre un posto nel mio piccolo cuore indie rock. Ditemi voi come potrebbe essere altrimenti dopo aver visto la monumentale scrippella del bassista Greg Demos al David Letterman Show? Quasi quasi interrompo l’embargo e mi procuro l’album Let’s Go Eat The Factory che qualche mese fa ha segnato il ritorno, dicono in buono stile, della seminale band dell’Ohio.
    A proposito di GBV segnalo con piacere (e grande curiosità personale) che a marzo la benemerita Quarup Edizioni pubblicherà Fallire, il secondo romanzo di James Greer che dei Guided By Voices è stato proprio il bassista tra il 1994 e il 1996 nonché l’estensore della biografia pubblicata nel 2005 Guided by Voices: A Brief History: Twenty-One Years of Hunting Accidents in the Forests of Rock and Roll. Aggiungo che Mr Greer nei ’90 è stato uno dei più rispettati critici rock di Spin… non proprio l’ultimo degli stronzi, insomma.
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  9. Luciano Luciani

    “Fallire” di James Greer
    di Luciano Luciani, Libere Recensioni, 18 giugno 2012

    Sfigato è l’Eroe. Anzi sfigatissimo. Fragile e incerto, Guy Forget, americano, californiano, losangelino, è un inguaribile pasticcione: l’ennesima variante dell’ “uomo senza qualità” aggiornato ai primi anni del terzo millennio. Lo incontriamo all’inizio del romanzo già in coma e lo lasciamo alla fine immerso nei suoi pensieri, lucidi e terminali, qualche istante prima che qualcuno decida per lui di staccare la spina e di abbandonare per sempre questo stadio imperfetto dell’esistenza che è la vita. In mezzo tutto un mondo: relazioni, affetti, idee, speranze, progetti, sogni…
    Inetto di bella presenza, Guy condivide i suoi giorni con un amico, precario esistenziale, lo scudiero cialtrone delle sue sgangherate imprese; ama Violet, vedova consolabile, consolabilissima; un padre che decide di anticipare di poco la dipartita del figlio; una madre che del figlio non ha mai capito niente; un fratello poco amato, prudente e taccagno, “cervellone” professore di fisica teoretica al M.I.T; un Nemico, tanto invidioso, quanto maligno e irriducibile, “ho odiato Guy Forget con l’intensità del caloro bianco e della magia nera”, senza dimenticare la Regina dei Motomalandrini, un gruppo di bikers minori impegnati nella caccia ai pedoni e ai ciclisti… Aggiungiamo, poi, un folle progetto di “finanza creativa”, tanto demenziale da poter, chissà, anche funzionare e una piccola impresa criminale gestita in maniera che più maldestra non si può.
    Ora dissolvete i piani temporali del racconto e mescolateli disordinatamente, fornite alla storia un linguaggio veloce, diretto, cinematografico, fitto di dialoghi infarciti di lessico da internauti e di musica rock e avrete tra le mani questo Fallire un’opera narrativa originale e spiazzante, provocatoria e abrasiva.
    L’ha scritta James Greer, giornalista e critico musicale cinquantenne, eclettico protagonista della scena musicale americana da almeno vent’anni. Un romanzo che è piaciuto al regista Stephen Soderbergh, quello Sesso, bugie e videotape, Erin Bronckovich, Ocean’s eleven, Ocean’s Twelve e Contagion: “Fallire di James Greer è un successo così totale , per concezione e realizzazione, che dubito fortemente che lo abbia scritto davvero lui.”
    Una dichiarazione in tono con lo spirito beffardo e pungente del libro, pubblicato in Italia per merito della piccola, coraggiosa, enigmatica editrice Quarup, che, in almeno un paio di occasioni l’anno, non manca mai di sorprendere i suoi lettori proponendo testi di graffiante qualità. Pensiamo che al romanzo di Greer e ai suoi intraprendenti e scanzonati traduttori/redattori italiani si attagli bene una frase di Samuel Beckett: “Tentare di nuovo. Fallire di nuovo. Fallire meglio.”

    James Greer, Fallire, traduzione di Valerio Murri, Quarup, Pescara 2012, pp. 175, E. 14,90
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  10. Manuel Graziani

    Romanzi indie rock
    di Manuel Graziani, Rumore, giugno 2012

    Fatte le dovute presentazioni nell’intervista qui di fianco, vi diciamo subito che al contrario di Artificial Light, il suo precedente romanzo, questa seconda prova ha poco di musicale e, a pensarci bene, c’entra poco anche con la letteratura. È piuttosto il cinema il riferimento principale: diciamo pure Woody Allen e Robert Altman tagliati (molto bene) con Terry Gilliam, alle prese con una scombiccherata crime story. Il “pretesto” del libro è un’idea balorda e un’impresa altrettanto balorda per concretizzare questa idea. Ma l’improbabile rapina in un cambio-assegni coreano è solo il pretesto, appunto. Fallire è un adorabile pandemonio (non un Pandemonium: leggete e capirete), formale, stilistico e, perché no, filosofico.
    Greer mette alla berlina gli stereotipi dell’american way of life (fare soldi facili) e quelli di un certo neo puritanesimo incarnati da Marcus, il fisico tutto d’un pezzo fratello del protagonista Guy. Ci sono un’eredità che salta, l’amico dog sitter fuori di testa, la femme fatale Violet, la gelosia diabolica, una rapina con fuga, l’incidente, il coma, il web 3.0, gli spazi bianchi e molte altre, apparenti cazzate. In realtà si tratta di un romanzo geniale, fatto di frammenti illuminanti, schegge impazzite e dialoghi brucianti, che spiazza, diverte e fa pensare. Letteratura con la L maiuscola, se non lo si fosse ancora capito.

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